Riproponiamo il comunicato del 07/09/2020

CORONAVIRUS – BREVE RICOSTRUZIONE DEI FATTI
(perché non se ne perda memoria per il prossimo futuro)

Car* collegh*,
è del 23 febbraio 2020 la richiesta posta da CUB per la chiusura immediata di tutte le strutture. Derisi dai vertici d’Ateneo e isolati dalla inoperosità delle altre sigle sindacali, cercavamo una soluzione per i tanti pendolari e per i genitori colti di sorpresa dall’Ordinanza regionale di chiusura delle Scuole.

Infatti, poi, il 4 marzo 2020, il Ministero della Funzione Pubblica ha elevato il lavoro agile a modalità ordinaria di lavoro. Ma anche allora il DG disse che non avevamo capito, non sapevamo leggere, mentre il Rettore pontificava: UNIBO NON SI FERMA.

Un contentino ai telelavoristi, una misura farraginosa per i dipendenti portatori di gravi patologie, qualche ora di permesso a recupero per tutti gli altri e – NON DIMENTICATE – il tentativo di imporre la fruizione di ferie pregresse, ben oltre il limite consentito dal contratto nazionale. Su questo andazzo siamo dovuti intervenire spesso, quasi giornalmente, per evitare che diversi colleghi subissero questa imposizione inaccettabile e illegittima.

Poi, timidamente… a partire dal 10 marzo il Lavoro Agile Emergenziale, misura solo progressivamente estesa a tutti i lavoratori (soltanto a fine marzo anche ad alcuni tecnici).

Fin da subito CUB ha evidenziato le criticità della misura atipica adottata da UNIBO (c.d. LAE)

  • accesso a domanda del lavoratore, subordinato all’autorizzazione del responsabile
  • nessun criterio di ponderazione nell’individuazione delle attività indifferibili
  • utilizzo di strumentazioni e mezzi del dipendente
  • rinuncia ai buoni pasto e all’utilizzo dei permessi orari nelle giornate di LAE
  • mancata chiarezza in termini di responsabilità per il lavoratore in merito al trattamento dei dati
  • nessuna garanzia riguardo l’adempimento degli obblighi di sicurezza da parte del datore di lavoro

 

CHECCHÉ SE NE DICA ORA, noi di CUB eravamo soli.
Inutile, infatti, ricordare che i Sindacati Confederali ci dicevano soltanto di utilizzare le nostre ferie per tamponare l’emergenza organizzativa: PROPRIO COME DICEVANO ALCUNI DIRIGENTI E ALCUNI CAPOSETTORI.
Ma badate bene, nemmeno in seguito i Confederali hanno combattuto/ottenuto, come invece adesso vorrebbero farvi credere.

Sui buoni pasto

CGIL, CISL e UIL riferiscono in ogni sede il grande successo della sottoscrizione dell’Accordo per l’erogazione dei buoni pasto in lavoro agile. Ma UNIBO NON HA MAI ATTUATO UN VERO SMART WORKING. Noi abbiamo lavorato da casa rispettando l’orario di servizio. Anzi, siamo stati costretti a lavorare anche oltre l’orario, senza nemmeno il riconoscimento del riposo compensativo, né tantomeno dei permessi orari ordinari.

Per questo motivo abbiamo sempre sostenuto che il buono pasto era un nostro diritto, e doveva essere erogato comunque, così come è stato fatto in tante PA, senza la necessità della solita pantomima di un Accordo, poi anche strombazzato. Beffardamente, e per precisa volontà dei firmatari, con questo accordo invece sono stati esclusi i colleghi che fruivano del telelavoro e che sin dall’inizio dell’emergenza non hanno potuto scegliere per il LAE, ma hanno subito la “forzatura” del telelavoro e del suo regime contrattuale.

E il compenso aggiuntivo per il rimborso delle spese LAE?

Dopo la firma da parte dei Confederali del Contratto integrativo, senza alcuna approvazione da parte della RSU e senza referendum confermativo da parte dei lavoratori (alla faccia della democrazia!), da prima dell’estate la UIL propone questionari per quantificare le spese sostenute dai lavoratori in LAE.

Ma IL CONTO è già FATTO DA TEMPO: PC, connessione, energia elettrica e quant’altro.
Avevamo chiesto 150 euro al mese PER LA DURATA DEL LAE. Solo i colleghi di USB hanno appoggiato la nostra proposta!

Se la RSU avesse tenuto ferma la trattativa sull’integrativo – avviando comunque le PEO – avremmo avuto davvero la forza per ottenere un compenso extra. Invece, i soliti sindacati confederali (le sigle sindacali territoriali) e non la RSU (cioè i colleghi che abbiamo eletto) hanno deciso che NON era opportuno e giusto ottenere l’INDENNIZZO PER IL LAE, con buona pace del nostro portafoglio e nonostante l’Ateneo abbia conseguito cospicui risparmi da questa modalità di lavoro.

IN TUTTO QUESTO, LE PEO?

Risposta facile: grazie alla grande mobilitazione dei confederali e al grande sforzo dell’Amministrazione – sia concessa l’ironia -, abbiamo la certezza di MENO PEO per meno persone dello scorso anno. Nella nuova versione dell’Accordo integrativo e del regolamento continuano ad essere escluse alcune colleghe-mamme.

A quando la regolamentazione del vero Smart Working?

Tranquilli, non si sa nulla ed è inutile chiedersi per quale motivo Unibo non abbia avviato nel 2017 il lavoro agile così come previsto per legge. In fondo da noi anche il telelavoro è ancora oggi considerato qualcosa di sperimentale. Ringraziamo anche di questo sempre e comunque i Confederali!

E LA RIPRESA IN PRESENZA???

La Governance d’Ateneo ci ha confermato che siamo stati bravi anche da casa, forse più bravi!

Siamo o non siamo l’Ateneo che corre? Siamo o non siamo l’Ateneo che non si ferma?

Certo qualcuno di noi vorrebbe tornare a lavorare in presenza per riprendere la normale quotidianità, ma ancora non sappiamo quel che ci aspetta…Il LAE in UNIBO ufficialmente termina il 14 settembre.

Saremo ora davvero in grado di gestire il rientro IN SICUREZZA, considerando che l’Amministrazione intende discutere la questione nell’arco di poche riunioni fissate nei prossimi giorni, dopo aver già pubblicato il Protocollo Unibo per la fase 3?

Il Protocollo Nazionale che dovrebbe porre tutele proprio in questa fase così delicata è estremamente generico. L’unico elemento di rilievo è la spinta verso la massima flessibilità nell’articolazione oraria, in modo da contingentare gli ingressi, etc..

Ma davvero Unibo diventerà improvvisamente così “flessibile” con il personale TA, o assisteremo allo stesso atteggiamento già sperimentato tra febbraio e marzo scorsi?

Poco o nulla si sa del futuro lavorativo (periodo settembre – dicembre) di lavoratori e lavoratrici a cui i diversi decreti hanno riconosciuto protezione (pendolari, genitori con figli in età scolastica, etc..).

Come si intende applicare la norma del rientro al 50% in presenza?

Cosa succede se un intero ufficio è sottoposto a quarantena? Formalmente il lavoratore è in malattia, oppure verrà richiesto di lavorare comunque in LAE/smart working?

È comprensibile che il ritorno al lavoro in uno stato di emergenza evidenzierà altre criticità, come quella appena segnalata. Noi di CUB continueremo a chiedere risposte all’Amministrazione, a cominciare da queste ultime!

Vi chiediamo di segnalarci qualsiasi ANOMALIA: rientri imposti, criticità legate al possibile sovraffollamento degli spazi o all’uso promiscuo di attrezzature e quant’altro.


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