CUB SUR Bologna

CUB Scuola Università e Ricerca presso la sede bolognese cerca di agire le complesse dinamiche delle relazioni sindacali dell’Università di Bologna, ove stancamente si ripetono le solite dinamiche consociative tra l’Amministrazione e i sindacati confederali i cui danni nelle tasche e nelle agibilità dei lavoratori e delle lavoratrici sono macroscopici.

L’azione di CUB SUR in Unibo si basa su due coordinate: il metodo e l’organizzazione. Ci mettiamo testa, lavoro volontario, tempo di vita sottratto ad altro e, soprattutto, la faccia. Abbiamo sempre sostenuto la linea di “dire la verità al potere”, raccontando le cose come le vediamo, senza veli e con tutti i limiti di informazioni incomplete, soprattutto quelle che questa amministrazione non ci passa mai. Anche al prezzo di commettere errori. Ma sempre dalla parte di chi lavora, e non per disinnescare ogni conflitto, come fanno sistematicamente i “confederali”, bensì per ogni volta tentare di organizzarlo, per spostare in avanti la linea della difesa e delle rivendicazioni.


Il metodo e l’organizzazione

Il principio dell’organizzazione è “organizzare le forze esistenti” e non “formare nuovi adepti”, cosa che è eventuale e in ogni caso avviene durante le lotte: cioè quando hai avuto la capacità di organizzare il conflitto. E quale conflitto, quale materiale umano dobbiamo organizzare? Quali sono i problemi che questo materiale umano pensa di avere e ha effettivamente?

Il conflitto si è inabissato agli occhi del dipendente medio. Il dipendente medio pensa che la soluzione individuale gli dia più probabilità di cavarsela. Perché chi ragiona in questo modo pensa di poter ottenere una “protezione” dal potere in cambio della sua “libertà”; oppure pensa di essere più furbo; oppure abbastanza marginale. In ogni caso è, e rimarrà, subalterno, non libero. Andrà, infatti, soltanto al macello sociale che ci aspetta domani, ancor più di ieri e di oggi. Questo è il materiale umano; mentre il conflitto sfuma nel fastidio e nel neo-conformismo di massa, base sociale di ogni svolta autoritaria basata su un consenso passivo.

Organizzare le forze esistenti: ogni ragionamento sull’organizzazione che non tenga conto di questo quadro sposta la riflessione sul profilo burocratico del “chi fa cosa”, che viene dopo il “cosa vuoi fare”, definito il quale ci si divide il lavoro e i ruoli. E quindi, noi siamo l’organizzazione che ci possiamo permettere nelle condizioni in cui siamo, prodotta da un metodo che ci appare come la vera chiave.

Un metodo semplice: più teste funzionano meglio di una, più braccia meglio di due. Sommando punti di vista da angolature diverse, si riesce a vedere di più della singola angolatura. Poi, occorre trovare la capacità di sintesi, ciò che unisce superando ciò che divide. E ogni comunicazione e ogni azione non esce se non è condivisa. Gli uni agli altri necessari nell’elaborare e agire. È questo che fa la differenza irriducibile e che ci salva dalla omologazione agli altri, a quelli che leccano le briciole sotto la tavola di chi pranza lautamente. Negli anni, questa è stata la base solida su cui abbiamo funzionato.

La forza (o l’interesse) che altri non hanno è coordinare in un punto tutte le informazioni che arrivano dai diversi “ruoli” e dalla base, cioè da chi mantiene nel lavoro quotidiano testa e mani, parlando ogni giorno coi colleghi di ogni cosa. Questo metodo non si misura in termini di soldi in più in busta paga. Si misura in ciò che metti in campo, dalla capacità di accumulare esperienza e di accumulare forze.

Arriviamo così allo stato di agitazione proclamato a giugno 2021 e allo sciopero del 18 novembre 2021. Hanno aderito al presidio e allo sciopero circa un centinaio di persone. Se fossimo confederali, i nostri capi ci avrebbero cacciati a calci – non per una adesione così “bassa”, ma per aver organizzato uno sciopero. È proprio per questo che MAI loro hanno organizzato uno sciopero in Unibo. Noi invece sì: erano più di dieci anni che in Ateneo non se ne vedeva uno. E siamo andati allo sciopero su salario e sicurezza: cosa c’è di più importante nella nostra quotidianità? Quindi, i numeri che appaiono “piccoli” contengono lo sforzo enorme che abbiamo fatto e ci siamo arrivati col metodo che abbiamo descritto. Non perché un capobastone doveva ubbidire a una direttiva della centrale sindacale. Chi è in questo sindacato queste cose le sa; chi legge i nostri comunicati può anche a volte non condividere pienamente, certo, ma non può disconoscere la realtà che proponiamo.

Alla fine del 2021 si è aperta una fase diversa dalla precedente.
Molte avvisaglie sono ancora più nefaste.
La nuova governance non pare certo più attenta al personale della precedente.
Siamo pronti, forti delle nostre e delle vostre ragioni.
Il lavoro da fare è enorme, sproporzionato alle forze che oggi abbiamo.
Questo potrà costringerci a dover scegliere cosa affrontare, in che ordine.
Ma nessuno si tirerà indietro.