Mentre nelle PA si è affermata la timbratura unica come standard di fatto, imporre sistemi a più timbrature appare sempre più anacronistico. Ancora più problematico è quando tali sistemi vengono utilizzati per subordinare diritti che, per loro natura, non hanno alcun legame con le modalità di rilevazione delle presenze.
È il caso dei buoni pasto per il lavoro da remoto in UNIBO!
Il buono pasto, infatti, non è collegato al numero di timbrature effettuate nel corso della giornata lavorativa, ma alla prestazione lavorativa stessa (lo avevamo già detto più volte, da ultimo nel nostro comunicato del 16 gennaio 2025).
In quanto sostitutivo della mensa, esso è legato alla durata e all’articolazione della giornata di lavoro, non alle modalità con cui questa viene registrata. Fino ad oggi invece in Ateneo c’è stata una evidente disparità di trattamento tra tipologie di lavoro da remoto.
Il più recente quadro contrattuale, come fotografato dall’ipotesi di CCNL attualmente al vaglio, non introduce alcuna innovazione, ma si limita a rendere esplicito un principio già desumibile dalla disciplina vigente: ciò che rileva è la giornata lavorativa effettivamente resa.
Si tratta quindi di un chiarimento di natura interpretativa, inserito nel CCNL del 18 gennaio 2024, che conferma come il diritto al buono pasto non possa essere subordinato a condizioni ulteriori – come l’effettuazione di più timbrature – prive di fondamento e che quindi deve essere applicato per tutte le tipologie di lavoro da remoto anche con riferimento al periodo di vigenza del precedente CCNL.
E gli arretrati?
Ricordiamo benissimo che a partire dal 2020 il diritto al buono pasto è stato negato a chi era in telelavoro contrattualizzato, mentre era riconosciuto a chi era in LAE (istituto che l’Ateneo ha usato nella fase emergenziale).
Su questo punto la CUB è intervenuta fin da subito, anche attraverso formali diffide, senza che a tali iniziative sia seguita una risposta coerente da parte dell’Ateneo.
In pochissimi però ricorderanno che con l’accordo di Ateneo dell’ottobre 2020 sul telelavoro domiciliare, è stato assunto un impegno preciso, accogliendo le insistenti richieste di CUB: quello di recepire le evoluzioni normative e contrattuali in materia di buoni pasto.
Le Parti condividono di recepire eventuali future disposizioni normative o contrattuali nazionali che dovessero introdurre discipline migliorative in merito al riconoscimento del buono pasto al personale in regime di telelavoro (vedi qui il testo nella parte finale).
Non una clausola formale, ma un vincolo che impone di adeguare le proprie scelte alla luce dei chiarimenti intervenuti.
Per queste ragioni riteniamo non più rinviabile un intervento che riconosca pienamente il diritto ai buoni pasto a tutto il personale, senza condizioni arbitrarie e con il recupero di quanto non erogato negli anni passati a partire dal 2020.
In assenza di un riscontro chiaro e di tempi certi, sarà inevitabile aprire una fase di mobilitazione a livello di Ateneo.
Una mobilitazione che, se necessario, porterà alla proclamazione dello sciopero, perché il riconoscimento dei buoni pasto non è una concessione negoziabile, ma un diritto che deve essere applicato.
