Ad aprile lo avevamo detto chiaramente: serve un piano straordinario di reclutamento PTA e la quota indivisa dei Punti Organico va vincolata integralmente ai servizi, non all’arbitrio. A maggio lo avevamo rimarcato con chiarezza: il Rettore sta svuotando gli uffici per premiare la docenza.

Di fronte alle nostre denunce, dalla stanza dei bottoni non è arrivata alcuna smentita di merito. Solo la solita minestra riscaldata e difensiva: “eh, ma negli anni passati di PTA ne abbiamo assunti tanti”.

Una “giustificazione” smascherata dai fatti. Oggi il Rettore si vanta del rapporto uno a uno tra docenti e TAB (3.400 contro 3.400 circa) spacciandolo per un traguardo “virtuoso”. La verità è che quella cifra non significa nulla. Nei principali contesti internazionali, dove i servizi amministrativi e i laboratori sono davvero valorizzati nella programmazione, la componente tecnico-amministrativa e bibliotecaria è numericamente ben superiore alla docenza.

Viene dunque da chiedersi quanti TAB dovrebbero esserci in Unibo per garantire quegli standard “di eccellenza” di cui il Rettore ama tanto fregiarsi… e che ad oggi restano in piedi solo tramite carichi di lavoro insostenibili e, a costo zero, grazie al nostro spirito di abnegazione.

Mentre si continua a sfornare a getto continuo bandi su bandi per professori di I e II fascia, si finge di non capire che ogni nuova cattedra e ogni nuovo progetto comportano una valanga che si scarica interamente sulle spalle del Personale TAB.

Un’ingenuità che sconfina nell’analfabetismo organizzativo: c’è chi ha tirato il carretto del PNRR, chi quello di AVA3 o del semestre filtro… (e l’elenco potrebbe continuare a lungo). Il tutto mentre la Governance scommetteva cinicamente sul riassorbimento miracolistico dei carichi di lavoro, ma rigorosamente senza assunzioni!

L’ANATOMIA DEL COLLASSO PROGRAMMATO

Da luglio a fine settembre si contano, in tutto l’Ateneo, neppure una decina di assunzioni TAB al mese a fronte di circa 30 cessazioni al mese. Una goccia nel mare di una fabbrica delle eccellenze che sta semplicemente affondando. Una cifra ridicola e – a neanche due mesi dal rientro dalle ferie – l’esperienza di tutti è la stessa: siamo già sfiniti!

E l’Ateneo che fa? Rinvia per l’ennesima volta il Tavolo sullo Stress Correlato.

Ma c’è di peggio: le graduatorie vengono fatte morire nei cassetti.

Prendiamo il caso emblematico della graduatoria dei Bibliotecari categoria C (Rif. 1989). Approvata il 16 dicembre 2024, scadrà inesorabilmente il prossimo 16 dicembre 2026. Ci sono 75 idonei rimasti al palo (su 97 totali). Sul sito di Ateneo lo scorrimento ufficiale è fermo addirittura al numero 15, mentre voci interne dicono che si sia arrivati a stento al 22.

Risorse già selezionate, pronte a far respirare alcuni dei contesti in affanno, lasciate deliberatamente a marcire fino alla scadenza della graduatoria. E quante altre graduatorie stanno facendo la stessa identica fine nell’ombra? Siamo stanchi di vedere l’Ateneo congelare i concorsi generali per poi affidarsi al solito stillicidio di bandi per figure tecniche gestiti direttamente dai singoli Dipartimenti: una parcellizzazione che alimenta solo precarietà, disparità e discrezionalità.

Perché succede questo?

Ricordiamolo a scanso di equivoci: la “quota indivisa” dei Punti Organico è quella pionieristica trovata anti-programmatoria con cui la Governance evita di decidere/vincolare i Punti Organico tramite il PIAO per tenersi le mani libere. Una zona grigia dove le potenzialità assunzionali restano indistinte, per poi essere drenate regolarmente verso la docenza a scapito dei servizi TAB.

Su questa gestione, la Governance continua a giocare a nascondino e si guarda bene dal rendicontare dove finiscano davvero quei Punti Organico.

Ma la CUB non si fermerà alle veline di palazzo: dimostreremo numeri alla mano che quella quota indivisa andrà quasi integralmente a finanziare le carriere e il reclutamento dei docenti, confermando la linea politica di questo Mandato Molari: una gestione autoreferenziale che si muove a briglia sciolta per gli interessi di pochi, piegando l’intero Ateneo all’arbitrio e alla cura del proprio bacino elettorale. Per questa Amministrazione il personale TAB è un mero costo da tagliare da subito – e da comprimere ulteriormente accarezzando la scorciatoia dell’Intelligenza Artificiale per coprire le carenze d’organico – mentre la docenza resta la sola truppa da accontentare per blindare il consenso.

E questa cambiale politica, questa disparità sistematica e questo disprezzo per il lavoro tecnico-amministrativo e bibliotecario peseranno come un macigno nelle votazioni per l’elezione del prossimo Rettore. Mentre la CGIL (in preda a una vera e propria allucinazione) arriva persino a rivendicare questo Rettore come “cosa propria”, accontentandosi delle briciole pur di mendicare un ruolo di facciata, la comunità universitaria sa benissimo che toccherà ancora una volta navigare nel mare del “meno peggio”, se mai un “meno peggio” si presenterà all’orizzonte.

Ma questa rincorsa spregiudicata al consenso non pagherà: dal personale TAB agli studenti, fino alla docenza più consapevole, tutta la comunità accademica ha ormai chiara la portata sciagurata di questa Governance. Una deriva che avevamo già denunciato nel 2024 proclamando lo Stato di Agitazione di fronte al rischio di un tracollo dell’Ateneo, e che oggi mostra il suo conto più alto.

Chiediamo da subito un report trasparente e dettagliato sulla destinazione reale dei Punti Organico 2026 e sullo stato dell’arte di tutte le graduatorie attive e in scadenza in Ateneo. Il Personale ha diritto di sapere dove finiscono le risorse e quali e quanti settori si è deciso di affamare.

Pretendiamo il rilancio immediato del tema del reclutamento: serve un piano straordinario di assunzioni TAB che attinga senza indugio alle graduatorie esistenti prima di farle morire e restituisca ossigeno ai servizi stremati. Non ci accontenteremo di rinvii o di risposte di facciata.