Ci teniamo prima di tutto a ringraziare l’Ateneo sia per la proroga, sia per aver finalmente inviato a tutto il personale le istruzioni per rimuovere il proprio numero di telefono privato e utilizzare l’applicazione da installare direttamente sul PC.
Siamo contenti di questo risultato e per questo ci permettiamo di scherzarci sopra, ma la sostanza resta maledettamente seria: al Cesia ci sono professionalità competenti con orientamenti attuativi molto più efficaci degli allarmismi degli ultimi anni. A queste voci bisognerebbe dare più spazio.

Come nostro solito, abbiamo fermamente fatto sentire la nostra su questo tema (vedi link), così come continuiamo a fare, senza sconti, su altre vertenze.

L’enorme interesse e la grande attenzione dimostrati da tantissime colleghe/i hanno – anche in questo caso – reso evidente che la CUB non si diverte a fare proteste perenni fine a se stesse.

Stavolta è andata bene, l’Ateneo ha capito (e d’altronde non poteva essere altrimenti).

Ma sia chiara una cosa: se il datore di lavoro dovesse continuare a ignorare la nostra rappresentanza sui temi che impattano sull’organizzazione del lavoro, a quel punto la lotta e la mobilitazione diventano per noi un passaggio obbligato.

E proprio in relazione agli strumenti di lavoro, oltre al tavolo che attendiamo sia avviato (leggi qui!), nei mesi scorsi abbiamo chiesto con forza di partecipare al gruppo di lavoro sull’Intelligenza Artificiale. Non soltanto perché ne abbiamo pieno diritto, ma per prevenire corto circuiti calati dall’alto (come già denunciato leggi qui) ed evitare derive ben più gravi.

Se noi del Personale TAB non presidiamo e non governiamo i processi di innovazione fin dal loro insorgere, lasciando che l’algoritmo decida la forma del nostro lavoro, finiremo per subire passivamente trasformazioni irreversibili, ben peggio di quelle che a più riprese abbiamo chiamato “riorganizzazioni senza fine” (ovvero: senza termine e senza scopo). Di questo, e di molto altro, discuteremo insieme e lavoreremo come CUB nei prossimi anni.

Come facciamo da tempo sui temi dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza: tenendo alta la guardia sia lì dove i CCNL ci lasciano ancora spazio per la vera contrattazione – come la sicurezza sul lavoro – sia dove i rinnovi contrattuali hanno progressivamente svuotato la trattativa riducendo l’organizzazione del lavoro a semplice “confronto”, uno spazio che proprio per questo non possiamo permetterci di cedere alle decisioni unilaterali dell’Ateneo.