Nelle prossime settimane il tavolo sindacale sarà impegnato sul contratto integrativo d’Ateneo. Poi dovremo finalmente affrontare anche la questione dei buoni pasto non erogati dal 2020 a chi ha lavorato da remoto. Anche se qualcuno si è già opposto pur di difendere gli accordi sindacali d’Ateneo, siglati in precedenza.

Una novità, intanto, c’è: da luglio 2026 il buono pasto è riconosciuto a tutte le fattispecie di lavoro da remoto, compreso il lavoro agile (come anticipato in un comunicato di luglio: vedi link!).

È esattamente ciò che sostenevamo fin dal 2020 e anche quando, nel 2024, ci ritirammo dalla trattativa contestando l’impostazione “più timbrature oppure niente buono pasto” (leggi qui!).

Vale la pena ricordare un piccolo paradosso. In Ateneo, fino al 2021 il buono pasto veniva riconosciuto a chi lavorava in modalità agile (LAE), ma non a chi era in telelavoro. Dal 2024 la situazione si è curiosamente ribaltata: buono pasto al telelavoro, niente al lavoro agile.
Stessa modalità di lavoro, ma regole che cambiano a seconda del momento. E, guarda caso, sempre nella direzione del risparmio fatto a nostre spese.

Visto che a breve si aprirà il confronto sugli arretrati, in un prossimo comunicato metteremo nero su bianco le nostre proposte per una revisione complessiva degli accordi d’ateneo. E lo faremo per un motivo semplice: i nostri comunicati sono l’unico strumento che abbiamo per lasciare una traccia chiara delle proposte che grazie al vostro contributo portiamo ai tavoli.

Quando avanziamo un’istanza, capita spesso che qualcuno la dimentichi per poi “ritrovarla per strada” e spacciarla per propria. È già successo con il welfare d’Ateneo (es. bonus affitti/bollette): battaglie prima ignorate o addirittura contestate, poi diventate bandiera di altri. Oppure, talvolta, succede il contrario: si contorce la realtà pur di far passare le nostre proposte per impraticabili, cambiando versione e narrazione a seconda della convenienza.