Accade l’insperato: la plenaria RSU raggiunge persino il miraggio del numero legale. Il tempo di un respiro e il castello crolla. Neanche il tempo di entrare nel merito delle cose serie che scatta il solito fuggi-fuggi: parte della truppa – le solite sigle – si dilegua, il numero legale evapora e, ovviamente, non si delibera un bel niente. La specialità della casa – paralizzare la RSU per non doversi mai assumere la responsabilità di decidere – ha colpito ancora.

Eppure, nel breve spazio prima della fuga, la discussione aveva preso una brutta china, tra tesi bizzarre e chi si spingeva fino a negare l’evidenza dei buchi lasciati dal precedente contratto integrativo. A rimettere la chiesa al centro del villaggio ci aveva pensato la CUB, inchiodando i fatti alla realtà: il blocco dei corsi riguarda unicamente il primo soccorso, mentre l’attestato antincendio è saldo, operativo e in tasca a tutto il personale. La ricetta è elementare quanto logica: indennità piena a chi ha almeno l’attestato attivo, saldo immediato del pregresso 2025 e un bel rinvio di ogni ristrutturazione a dopo il 2028, ovvero a quando l’Ateneo si sarà finalmente messo in regola con la formazione.

Un intervento forse sgradito tanto che si è fatto sparire dal verbale della seduta RSU, con metodi che fino a ieri ritenevamo solo datoriali.
Ma il vero capolavoro va in scena al tavolo con la parte pubblica. Senza che la RSU sia riuscita a partorire uno straccio di delibera a causa della solita melina e del tempestivo sganciarsi di alcune sigle, ecco il colpo di scena: la controparte datoriale si presenta sfoggiando pari pari la proposta CUB! Una bella clausola per rattoppare l’integrativo 2025 e il focus 2026 blindato sul solo attestato antincendio.

Ormai eravamo abituati al solito schema…
(leggi il comunicato dello scorso 21 settembre che qui parzialmente citiamo: quando avanziamo un’istanza, c’è sempre chi prima la bolla come “impraticabile”, poi la “ritrova per strada” e la spaccia per farina del proprio sacco).

Ma stavolta siamo oltre.

Per il timore di essere sbugiardati e di subire l’ennesima accusa pubblica di plagio, le componenti firmatarie dei contratti in ateneo hanno evidentemente preferito un’uscita di sicurezza ancora più grottesca: imbeccare direttamente la parte datoriale prima ancora di sedersi al tavolo!

Che provino a scopiazzare i nostri testi, che censurino i verbali o che suggeriscano le nostre idee allo stesso datore di lavoro per togliersi dall’imbarazzo, la sostanza non cambia: anche questa volta la nostra analisi ha fotografato esattamente lo stato delle cose.

Quando si passerà dalle parole ai fatti, sarà davvero merito di chi firmerà il contratto integrativo? Traspare già la verità: se il datore di lavoro sposa la linea CUB la decisione è già presa, e la corsa a mettere la firma per intestarsi il risultato è solo un teatrino per vendere fumo.