Pagina 29 racconta come è distribuito il personale dell’Amministrazione Generale. Continua però a non dirci perché…
Nei mesi scorsi CUB ha denunciato come il Piano dei Fabbisogni 2026, approvato dal Consiglio di Amministrazione, lasci un’ampia quota di punti organico nella disponibilità discrezionale del Rettore.
Abbiamo inoltre evidenziato come il Rettore stia svuotando gli uffici per finanziare nuove posizioni di docenza, una ricostruzione che, a oggi, non è mai stata smentita. Leggi qui e qui!
Avevamo anche avanzato una richiesta molto semplice. Prima di distribuire i punti organico e prima di decidere dove assumere, l’Ateneo dovrebbe rendere pubblico un indicatore oggettivo dei fabbisogni dell’Amministrazione Generale.
È il minimo che ci si aspetta da un Ateneo che parla continuamente di trasparenza, performance e sostenibilità. Lo è ancora di più dopo che il Consiglio di Amministrazione ha deciso di applicare all’Amministrazione Generale un turnover limitato al 30% delle cessazioni. Sappiamo bene che le carenze di personale maggiori sono nell’ambito dei Dipartimenti, ma ciò non significa applicare dei tagli lineari alle Aree.
A questo si aggiunge un secondo dato, ancora più significativo. Se si guarda non alle cessazioni ma alle richieste di personale formulate dalle strutture, il quadro è altrettanto critico: nell’Amministrazione Generale, mediamente, potrà essere soddisfatta circa una richiesta ogni otto, mentre nei Dipartimenti una ogni quattro o cinque.
In un contesto in cui le risorse disponibili coprono solo una quota così ridotta dei fabbisogni espressi dagli uffici, diventa ancora più importante conoscere i criteri con cui l’Amministrazione decide come allocare il personale.
I NUMERI SENZA I CRITERI SERVONO A POCO
Sappiamo quante persone lavorano in ogni Area.
Non sappiamo invece:
- come siano stati nel tempo determinati gli organici;
- quali siano i carichi di lavoro;
- quali attività siano state considerate nell’allocazione;
- quali obiettivi organizzativi abbiano guidato quelle scelte.
In altre parole, l’Ateneo pubblica la fotografia corrente.
Non pubblica il metodo con cui quella fotografia è stata costruita.
Ed è proprio questo il punto politico.
LE AREE NON SONO TUTTE UGUALI
L’Amministrazione Generale conta circa 2.450 lavoratrici e lavoratori, pari a circa il 70% del personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo.
Le Aree, però, hanno dimensioni completamente diverse.
Si va da Aree con 41 persone fino ad altre che ne contano 256.
Eppure tutte hanno lo stesso livello dirigenziale.
In altre parole, esistono “micro-regni” con dimensioni molto differenti ma con identico peso nell’assetto organizzativo.
E questa è una prima evidente asimmetria.
AREE COSTRUITE CON CRITERI DIVERSI
Dall’organigramma emerge un altro elemento.
Alcune Aree corrispondono a una funzione amministrativa precisa (APOS, ARAG, ARIC, APAP).
Altre, invece, accorpano attività molto diverse tra loro. L’ARIN, ad esempio, comprende placement, brevetti, startup, fundraising, alumni, public engagement, rapporti con le imprese, cooperazione internazionale e molto altro. L’ARPAC comprende oggi biblioteche e musei.
Questo significa che non tutte le Aree sono costruite con lo stesso criterio.
Ma proprio questa eterogeneità pone una domanda.
Perché alcune funzioni vengono separate e altre vengono continuamente accorpate?
ALCUNI RAPPORTI FANNO RIFLETTERE
Non diciamo che esistano Aree “troppo grandi” o “troppo piccole”.
Per affermarlo servirebbero dati che l’Ateneo non offre:
- procedimenti amministrativi;
- carichi di lavoro;
- tempi medi di esecuzione delle attività;
- indicatori di produttività;
- personale effettivamente assegnato alle singole attività.
Ma alcuni rapporti meritano certamente una spiegazione.
Ad esempio:
- APOS: 147 addetti
- ARAG: 89 addetti
Oppure:
- ARIC: 80 addetti
- ARIN: 128 addetti
Qual è il criterio organizzativo che ha prodotto questa distribuzione?
IL PROBLEMA NON È L’ORGANIGRAMMA.
È IL METODO CON CUI SI COSTRUISCE.
Negli ultimi anni ai dipendenti è stato chiesto di fare sempre di più.
Ogni riorganizzazione è stata presentata come necessaria.
Ogni sacrificio come inevitabile.
La pagina 29 del Bilancio di Sostenibilità ci mostra dove oggi si trovano le persone.
Non ci dice, però, se questa distribuzione sia il risultato di una periodica analisi dei fabbisogni oppure della stratificazione di decisioni organizzative assunte nel tempo, di competenze progressivamente attribuite alle diverse Aree e di equilibri che le varie riorganizzazioni non sono mai riuscite a chiarire.
L’Ateneo misura le performance dei lavoratori.
Chi misura le performance delle scelte organizzative?

