La gestione individuale di un problema collettivo
La conseguenza delle scelte organizzative illustrate nel comunicato precedente (riduzione delle postazioni e sottrazione di computer fissi: vedi link) è l’onere di portarsi in giro la strumentazione di lavoro e del lavoro da remoto, che diviene così “obbligo logistico” (obbligo, come detto, senza fondamento normativo).
L’ “apertura” (2025) del Prorettore alla disponibilità di postazioni “condivise” (aggiuntive) nei luoghi di lavoro al personale non ha in realtà avuto alcun seguito e un anno dopo (inizio 2026) alcune rappresentanze RLS di afferenza CGIL hanno proposto di definire un protocollo con la Medicina del Lavoro per la gestione dei casi in cui sia necessario garantire una postazione fissa.
Come confermato lo scorso anno dallo stesso Prorettore, è già di per sé ovvio che chi ha difficoltà muscolo-scheletriche o analoghe debba essere esonerato dal “peso dello zaino”. Questo approccio interviene su un piano individuale e limitato, quando invece la questione ha carattere strutturale. Aprire una campagna (come fa CGIL) basata unicamente sui casi individuali lascia intendere che sia corretto che tutti/e gli altri/e restino sottoposti all’obbligo di trasporto del pc.
Non solo: rimane irrisolto anche l’altro aspetto della questione. Nella riduzione degli spazi che accompagna questo processo, il lavoro da remoto cessa di essere una “misura conciliativa” per il dipendente e diventa una misura logistica che consente al datore di lavoro di ridurre uffici e dotazioni, tanto saranno i lavoratori a starsene a casa quando non avranno una scrivania a disposizione.
È per mettere un freno a questa “normalizzazione” che il 14 aprile scorso abbiamo scritto nuovamente al Prorettore, ottenendone però una risposta deludente.
Viene infatti confermata la tendenza a gestire le eccezioni caso per caso e, quel che è peggio, viene previsto l’invio di certificazioni individuali “in chiaro” al proprio responsabile anziché alla medicina del lavoro, con buona pace della tutela dei dati sanitari.
Una diversa impostazione, condivisa nelle sedi di rappresentanza, avrebbe probabilmente consentito di affrontare la controparte datoriale in modo unitario; ma questo viene sistematicamente impedito dalla volontà, di diverse organizzazioni sindacali, di boicottare l’RSU e non utilizzare in modo unitario le prerogative RLS.
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