Negli ultimi anni l’Ateneo ha ridotto progressivamente scrivanie e computer fissi. Il risultato è che sempre più dipendenti devono trasportare ogni giorno la propria strumentazione e/o lavorare da remoto quando non trovano una postazione disponibile
A partire da settembre 2022 il datore di lavoro comincia a inserire elementi di rigidità nel lavoro da remoto– fin lì strutturato in modo emergenziale. La logica è quella del “bastone e della carota”, come scrivevamo qui!
È nel 2024 che diventa però reale qualcosa di fin lì inimmaginabile: la sistematica riduzione delle postazioni fisse e la sottrazione dei computer fissi. Da questa “sottrazione”, emerge via via l’onere – privo di qualsiasi fondamento normativo – di portarsi in giro la strumentazione di lavoro (vedi link).
Parallelamente, nella totale assenza di un confronto strutturato con le rappresentanze dei lavoratori – da noi fortemente richiesto – il tema del lavoro da remoto viene collegato alla riorganizzazione (leggasi: riduzione) degli spazi, con effetti sulle modalità di alternanza tra lavoro in presenza e da remoto e determinando di fatto un “obbligo logistico” correlato alla condivisione delle scrivanie e al trasporto della strumentazione, il tutto ben lontano dalla conciliazione vita-lavoro alla base delle modalità di lavoro da remoto.
A inizio 2025 il Prorettore al personale in risposta alle nostre sollecitazioni confermava:
– che la riduzione delle postazioni fisse rappresenta un processo stabile e diffuso nell’Ateneo;
– ed esplicitava “la disponibilità a mettere a disposizione, sulla base di una segnalazione dei responsabili di struttura, un certo numero di postazioni condivise” (vedi link).
A fronte di quest’ultima indicazione del Prorettore, l’Amministrazione non ha mai attivato alcuna misura attuativa.
Questa è però solo la prima conseguenza di questa trasformazione. Nel prossimo comunicato vedremo come un problema organizzativo sia stato progressivamente trasformato in una questione individuale.
[continua]
