Sulla richiesta di finanziare maggiormente il fondo PEO, nessuna organizzazione sindacale ha assunto una posizione chiara e pubblica a sostegno dell’estensione delle progressioni economiche che avevamo chiesto nel comunicato del 5 maggio scorso (vedi link!).
Anzi.
Le sigle firmatarie del contratto integrativo di Ateneo – forti delle prerogative riconosciute a chi sottoscrive il contratto nazionale – hanno ribadito anche nell’ultimo confronto la scelta di destinare prioritariamente le risorse del fondo accessorio all’IPO (Indennità di Performance Organizzativa), restringendo ulteriormente gli spazi per le progressioni economiche. Una scelta rivendicata apertamente, in particolare dalla CGIL.
Eppure, durante la campagna elettorale per il Rettorato, era stato promesso un rafforzamento delle PEO. “Più progressioni”, era stato detto alle lavoratrici e ai lavoratori.
Oggi emerge invece – secondo quanto dichiarato dal delegato del Rettore alle relazioni sindacali – che quella linea sarebbe stata modificata su indicazione della CGIL.
Una dichiarazione che pesa non solo nel merito, ma nel metodo.
Perché significa accettare che un programma elettorale possa essere disatteso sulla base di un indirizzo sindacale, senza alcun passaggio reale con le lavoratrici e i lavoratori o con la RSU.
È una concezione delle relazioni sindacali che conferma un dato ormai evidente: il tavolo si muove dentro un perimetro già definito.
E colpisce ancora di più che tutto questo avvenga in nome di una presunta “fedeltà” alla contrattazione nazionale, proprio mentre lo stesso Rettore, quando le scelte producono problemi o tensioni, scarica la responsabilità sui sindacati firmatari, quindi in particolare sulla CGIL che nei fatti siede stabilmente al tavolo delle decisioni e ne orienta gli esiti.
Tutti ricordano il caso dell’accordo sul conto terzi, dal quale la stessa CGIL aveva preso le distanze dopo averne sostenuto il percorso, senza però che le successive prese di posizione si traducessero in un assetto coerente e tempestivo.
E colpisce ancora di più della presunta “fedeltà” il fatto che lo stesso Rettore non abbia mai esitato a richiamarla in modo selettivo: rigorosa quando si tratta di comprimere diritti, flessibile quando si tratta di riorganizzare spazi di intervento a tutela di chi lavora in Ateneo.
Due pesi e due misure.
Di certo, quando si tratta di ampliare le PEO e redistribuire risorse, il contratto nazionale diventa un vincolo invalicabile.
Ma oggi viene almeno chiarito un punto: quel vincolo non è neutro, ma dipende dalle scelte contenute nei contratti integrativi di Ateneo e dalle impostazioni definite a livello locale, non da una presunta rigidità del solo contratto nazionale.
Il punto non sono i vincoli.
Sono le scelte.
Le risorse ci sono.
Ma si continua a decidere di non destinarle alle progressioni economiche.
E mentre a migliaia di lavoratrici e lavoratori si chiede flessibilità e adattamento, si trasformano scelte politiche in necessità tecniche.
Per questo chiamiamo tutto il personale a una mobilitazione sulle PEO e sull’insieme delle politiche retributive dell’Ateneo.
Perché questo sistema non si corregge da solo: o si cambia, oppure continuerà a produrre esclusi, scavalcamenti e attese sempre più lunghe.
