Domani, venerdì 29 maggio, si svolgerà lo Sciopero Generale nazionale proclamato dal sindacalismo conflittuale e di base (CUB, SGB, SI Cobas, ADL Cobas e USI-CIT) contro guerra, riarmo, impoverimento sociale, precarietà, salari da fame, smantellamento dei diritti sociali e distruzione dei servizi pubblici.
Uno sciopero che riguarda tutti i settori e tutti i comparti (sono esclusi solo i dipendenti dei Comuni sede di elezioni amministrative).
A Bologna la manifestazione partirà da Piazza Verdi alle ore 16, davanti agli uffici dell’amministrazione del personale dell’Università di Bologna.
Una scelta precisa, condivisa insieme a tutti gli altri sindacati promotori dello sciopero.
Abbiamo scelto di partire dall’Università perché è qui che si condensano molte delle contraddizioni del presente: precarizzazione del lavoro, aziendalizzazione dei servizi pubblici, subordinazione della ricerca agli interessi economici e militari, svuotamento progressivo degli spazi di democrazia reale.
La scelta dell’Università vuole anche riconoscere il ruolo che studenti, precari, personale TAB, ricercatrici, ricercatori e docenti hanno assunto nelle mobilitazioni contro genocidio, guerra, riarmo.
Ma abbiamo scelto Piazza Verdi perché il governo reale dell’Ateneo non si esercita soltanto nei luoghi simbolici del potere formale. Si costruisce quotidianamente dentro le relazioni materiali di lavoro, nelle compatibilità imposte al personale, nella gestione del sotto-organico, nell’aumento dei carichi di lavoro e nella sistematica riduzione degli spazi di conflitto. Da anni in Università si ripetono stancamente le stesse dinamiche consociative tra amministrazione e sindacalismo concertativo, mentre nelle tasche e nelle condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori i danni sono sempre più evidenti.
Oggi scioperiamo dentro una situazione sociale sempre più grave.
In Italia mentre salari e pensioni perdono valore reale, milioni di persone lavorano sempre di più vivendo sempre peggio. Crescono precarietà, part-time involontario, sfratti, liste d’attesa nella sanità pubblica e insicurezza nei luoghi di lavoro.
Nel frattempo, il governo continua ad aumentare la spesa militare e il finanziamento del riarmo, mentre ci viene ripetuto che non esistono risorse per scuola, università, sanità, trasporti e rinnovi contrattuali dignitosi.
In università tutto questo si traduce in:
- sotto-organico cronico;
- precarizzazione della ricerca;
- aumento dei carichi di lavoro;
- stress lavoro-correlato;
- gestione aziendalista dell’Ateneo.
Per questo il 29 maggio scioperiamo:
- per aumenti salariali reali (almeno 12 euro l’ora in tutti i settori e comparti);
- per investimenti pubblici in sanità, scuola, università e trasporti;
- contro precarietà e sfruttamento;
- contro guerra, genocidio e riarmo;
- per un’università pubblica, libera e non subordinata agli interessi militari e delle imprese.
Alla manifestazione parteciperanno numerose realtà sociali e cittadine insieme a rappresentanti della comunità curda, della comunità sudanese e, naturalmente, i Giovani Palestinesi.
Una presenza che conferma il carattere internazionalista della mobilitazione e la volontà di costruire convergenza concreta tra lotte sociali, diritto allo studio, diritti del lavoro e opposizione alla guerra.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare allo sciopero e alla manifestazione che da piazza Verdi (ore 16) raggiungerà la Prefettura per denunciare la repressione dei movimenti sociali, la compressione del diritto di sciopero e le politiche di guerra e impoverimento.
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