Dopo la grande manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano, quando migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti e realtà sociali sono tornati in piazza contro genocidio, guerra, riarmo e devastazione sociale ci stiamo attrezzando in vista dello sciopero del 29 Maggio.
A Milano abbiamo creato una piazza forte, determinata, internazionalista, capace di ribadire con chiarezza che non esiste pace senza giustizia, né diritti sociali mentre miliardi vengono destinati alle spese militari.
È stato un passaggio di mobilitazione verso lo SCIOPERO GENERALE del 29 maggio.
Perché la guerra imperialista e coloniale non produce solo morte in Palestina, Libano e nei territori colpiti dall’aggressione occidentale: produce salari da fame, precarietà generalizzata, privatizzazioni, demolizione dello stato sociale, sfruttamento e impoverimento anche qui.
Mentre aumentano le spese militari, ci raccontano che non ci sono risorse per sanità, scuola, università, trasporti e salari.
Mentre finanziano il riarmo, peggiorano le condizioni di chi lavora e attaccano il diritto di sciopero e di rappresentanza.
Mentre sostengono il genocidio in Palestina, pretendono silenzio e rassegnazione dentro i luoghi di lavoro.
Per questo il 29 maggio scioperiamo:
- contro guerra, genocidio e riarmo;
- contro l’economia di guerra e le politiche di austerità;
- contro precarietà, sfruttamento e salari insufficienti;
- per investimenti reali in sanità, scuola, università, trasporti ed edilizia pubblica;
- per la difesa dei servizi pubblici e del welfare;
- per il diritto all’autodeterminazione dei popoli;
- per una Palestina libera dal fiume al mare.
Anche nei nostri luoghi di lavoro vediamo ogni giorno gli effetti di queste politiche: in Università organici insufficienti, aumento dei carichi di lavoro, diritti negati, precarietà e rappresentanza svuotata. È la stessa logica che investe sulla guerra e scarica i costi sociali su lavoratrici e lavoratori.
La risposta non può essere individuale.
Serve conflitto, partecipazione e mobilitazione collettiva.
Il 29 maggio fermiamo il lavoro, fermiamo la normalità della guerra e dello sfruttamento.
