Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito ad una finzione, per la quale l’Amministrazione, mentre a parole riconosce che sarebbe necessario incrociare le istanze per stipendi più adeguati, poi però ha sempre opposto, come un mantra, che LA LEGGE non consentiva (non consente) margini di trattativa, che le mani erano (sono) legate, che “vorrei ma non posso”, che i lavoratori hanno ragione ma che i lacci e i laccioli normativi “avviliscono” le loro buone intenzioni.

Ma queste sono argomentazioni “patacca”, poiché i margini per intervenire sia sull’ammontare sia sulle modalità di attribuzione esistono ampiamente.

Il “come siamo messi male in materia di retribuzioni” è il prodotto di una scelta politica consapevole dei vertici dell’Ateneo, non solo di vincoli di livello nazionale.

Più volte CUB ha prodotto proposte di percorsi di trattativa alternativi al pacchetto preimpostato e sempre avvallato dai sindacati concertativi.

Esemplare il caso PEO

L’Ateneo di Bologna ha scelto di iniziare, molto tardivamente (nel 2019) le progressioni orizzontali, per di più con un ritmo esasperatamente lento; ritmo che se continuerà, vedrà gli ultimi colleghi ad avere la “misera mancia”, il famoso scattino (che, è bene ricordare, ammonta a mediamente circa 30 euro mensili), almeno 6/7 anni dopo i primi (fra l’altro, creando anche un senso di disparità e iniquità fra colleghi, se non anche risentimenti fra gli stessi).

Così fanno questi nuovi padroni, così ha fatto la precedente dirigenza e, si immagina (perché, anche se troppo presto, lo si capisce già) così farà la nuova; in questo, corroborata e avvallata, nero su bianco, dai sindacati concertativi, che hanno ripetutamente firmato (e continuano a firmare) contratti integrativi indigeribili e semi-vuoti, spesso a costo zero per l’Ateneo e a guadagno zero per i lavoratori.

Il regolamento PEO, che doveva dare attuazione al criterio di anzianità, è stato rovesciato completamente e i Confederali hanno lasciato fare, in cambio dell’unica voce sulla quale l’Ateneo ha sempre disposto aumenti: gli straordinari.

L’aumento considerevole di questo fondo, come candidamente ammesso, è servito per sopperire alla forte riduzione di organico e al contemporaneo aumento delle attività da svolgere (- PERSONALE + PRODUTTIVITÀ). Inoltre, come previsto da un accordo sottoscritto dalle solite e lungimiranti OO.SS., tale aumento è servito a compensare i colleghi che con l’ultimo ‘Regolamento conto terzi’ non parteciperanno alla distribuzione diretta dei proventi.

In generale, CUB sostiene – con proposte puntuali, fattive e praticabili – la necessità di rivedere l’intero impianto dei contratti integrativi, anche e soprattutto nella parte delle risorse reperibili da destinare alle PEO.


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