Nei giorni scorsi, alle lavoratrici e ai lavoratori in smart working i buoni pasto sono comparsi su EVO. Ma ieri sono spariti.
È bastato un clic per toglierli…
Ma capire da quando spettino davvero richiede invece un ragionamento un po’ più lungo.
Dal mese di luglio è entrata in vigore la nuova disciplina del CCNL che riconosce il buono pasto nelle giornate di lavoro agile. Il contratto riguarda la tornata contrattuale 2025-2027 e contiene una disposizione che integra e interpreta la disciplina precedente relativa al periodo 2022-2024.
È proprio questa particolarità a rendere evidente come la questione non possa essere liquidata con un semplice “da oggi in poi”.
Nell’ultimo incontro di trattativa sindacale (del 10/07) ci è stato confermato che i buoni pasto sono riconosciuti in EVO per le giornate di lavoro agile a partire da luglio. Per quanto riguarda gli arretrati, invece, l’Ateneo ha comunicato la volontà di rinviare la discussione a un successivo tavolo.
Per la CUB il diritto ai buoni pasto non nasce oggi. Lo sosteniamo fin dal 2020, quando durante il lavoro agile emergenziale all’Università di Bologna i buoni pasto furono riconosciuti solo a una parte del personale, creando una disparità di trattamento che denunciammo fin dall’inizio (vedi link!).
Lo sosteniamo oggi anche per il periodo successivo al 2022 sulla base sia della disciplina nazionale sia della dichiarazione congiunta contenuta nell’Accordo di Ateneo del 2020, oltre che in base al principio di parità di trattamento.
Ricordiamo che durante il periodo emergenziale molte Pubbliche Amministrazioni hanno continuato a riconoscere il buono pasto proprio perché la necessità di lavorare da casa non era una scelta dei lavoratori, ma una conseguenza dell’emergenza sanitaria.
Se l’unico problema è l’impatto economico degli arretrati, lo si dica con chiarezza. Ma le esigenze di bilancio non possono trasformarsi nella negazione di un diritto.
La CUB continuerà a chiedere:
- il riconoscimento dei buoni pasto per tutte le giornate di lavoro da remoto, comprese quelle rese necessarie dall’inadeguatezza dei luoghi di lavoro (cantieri e situazioni analoghe);
- il superamento delle disparità che si sono determinate durante il periodo emergenziale e negli anni successivi;
- il riconoscimento degli arretrati dal 2020, sulla base della disciplina contrattuale, degli accordi di Ateneo e del principio di parità di trattamento.
L’attuale Governance ha ereditato la questione dalla precedente. E proprio per questo riteniamo che sarebbe stato più utile affrontarla fin dall’inizio con trasparenza, invece di limitarsi a negare l’esistenza del problema e rinviare ogni confronto.
Già la precedente Governance aveva cercato di rinviare la questione.
Oggi quei rinvii presentano il conto.
Da parte nostra abbiamo scelto finora di privilegiare il confronto. Non perché mancassero altri strumenti, ma perché riteniamo che una soluzione condivisa sia sempre preferibile a un contenzioso.
C’è ancora il tempo per affrontare questa vicenda attraverso il confronto. I termini per far valere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, però, non sono infiniti e noi siamo pronti a portare la questione alle più alte Corti.
