Ancora una volta, con il ripetersi delle ondate di calore sempre più intense e documentate anche dalla rassegna stampa degli ultimi giorni, il tema delle condizioni microclimatiche nei luoghi di lavoro torna improvvisamente all’attenzione generale.

Dopo anni in cui come RLS e come CUB abbiamo segnalato con continuità le criticità strutturali di alcuni edifici d’Ateneo (vedi link!) e, ancor di più, quelle relative ai lavori in esterna (cantieri archeologici Unibo, Orto botanico, Azienda Agraria, ecc.), oggi si assiste al moltiplicarsi di prese di posizione e “scoperte tardive” da parte di soggetti che fino a ieri hanno minimizzato o comunque non accreditato le nostre richieste. Oggi improvvisamente si è tutti molto più attenti al tema.

Le situazioni lavorative non sono tutte uguali. Chi lavora in attività esposte direttamente alle alte temperature affronta rischi particolarmente elevati, che richiedono misure di tutela specifiche, da implementare e attuare. Ugualmente, le ondate di calore possono tuttavia incidere sulla salute delle persone anche durante gli spostamenti casa-lavoro, soprattutto per i lavoratori più vulnerabili o con particolari condizioni di salute. E anche negli uffici il caldo può determinare condizioni di forte disagio e, in alcuni casi, aggravare situazioni individuali di fragilità.

Un principio generale che vale sempre

Il cambiamento climatico è una questione con cui il diritto del lavoro e la sicurezza devono necessariamente fare i conti.

Così come per altre emergenze – si pensi a eventi sismici o a altre situazioni ad altissimo rischio – esistono protocolli e misure di sospensione del lavoro, anche per il caldo estremo per ogni attività lavorativa deve essere definito un sistema stabile, automatico e vincolante di tutela della salute, che tenga indenni i dipendenti dal punto di vista salariale. Questo, chiaramente, non elimina però la necessità di intervenire sull’idoneità reale dei luoghi di lavoro tramite investimenti e interventi strutturali (leggi qui le nostre richieste sul tema!), soprattutto negli edifici in cui i problemi non sono per nulla emergenziali ma si ripropongono cronicamente con temperature particolarmente alte (o basse).

Come RLS CUB abbiamo anche in altre occasioni dato operatività all’interno di UNIBO alle norme (art. 2087 c.c., art. 18, comma 1, lettera m) e art. 43, comma 1 lettera e) D.Lgs. 81 del 2008) che troppi datori di lavoro ignorano o fingono di non conoscere. Queste norme prevedono che quando in un luogo di lavoro non sono garantite le regole della salute e sicurezza, i lavoratori devono poter abbandonare quel luogo senza perdita stipendiale. In sostanza, se l’ambiente lavorativo non è idoneo, vi è il diritto di stare a casa, anche senza lavorare, ma retribuiti!

Ricordiamo che già nel 2022 era stata condivisa con la Prorettrice Vicaria (allora delegata del Magnifico Rettore per la salute/sicurezza in Ateneo) una procedura di gestione delle emergenze microclimatiche, che prevedeva l’attivazione tempestiva di misure organizzative:

– al superamento di soglie critiche di temperatura (sotto i 18°C o sopra i 27°C)
– e/o in caso di malfunzionamento degli impianti,

attraverso il lavoro da remoto (su base volontaria e temporanea) e/o tramite soluzioni logistiche alternative e adeguate.

In base ai principi e alle regole sopra citate, secondo la nostra interpretazione in caso di lavoro da remoto deve essere corrisposto il buono pasto e dovrebbe essere dato un rimborso spese (es. costi bollette).

Tale procedura, attuata dal 2022, che riteniamo comunque perfettibile, è stata da noi recentemente richiamata tramite una richiesta al Magnifico Rettore per una applicazione uniforme in tutte le aree e in tutte le strutture quale presidio effettivo di tutela della salute!

 

Leggi qui la nostra mail del 28 maggio scorso


Inviato: giovedì 28 maggio 2026 12:48
A: Magnifico Rettore rettore@unibo.it
Cc: Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (lista non certificata) rls.ateneo@unibo.it; Servizio Prevenzione e Protezione spp@unibo.it; Rossella Serra rossella.serra@unibo.it; Prorettrice Vicaria prorettrice.vicaria@unibo.it; Gian Luca Morini gianluca.morini3@unibo.it; Anna Vecchi anna.vecchi@unibo.it; Michele Menna michele.menna@unibo.it; Francesco Mancini francesco.mancini20@unibo.it; Sindacato CUB SUR Bologna comunicazioni@cubbologna.it; Direttore Generale dg@unibo.it

Oggetto: su procedura emergenze microclimatiche 2022: stato di attuazione e soggetto competente

Magnifico Rettore,

con la presente si ritiene opportuno richiamare l’attenzione su una procedura in materia di gestione delle emergenze microclimatiche (con riferimento, in via generale, a condizioni di temperatura nei lughi di lavoro inferiori a 18°C o superiori a 27°C), già definita in esito a interlocuzioni intercorse nell’anno 2022 con la Prorettrice Vicaria, pro tempore delegata alla salute e sicurezza, anche grazie alla collaborazione del Servizio di Prevenzione e Protezione d’Ateneo.

In tale sede era stata infatti condivisa una procedura di gestione delle condizioni microclimatiche critiche, fondata su un meccanismo di attivazione automatica al verificarsi di condizioni di non funzionamento o inefficienza degli impianti di climatizzazione. Tale meccanismo, nelle intenzioni condivise, prevedeva l’attivazione immediata di una sorta di “alert organizzativo” rivolto a Direttori e Dirigenti, finalizzato a rendere tempestiva l’adozione di misure organizzative idonee alla tutela delle condizioni di lavoro.

Il sistema era stato altresì oggetto di condivisione con il Delegato all’edilizia, prof. Morini, il quale aveva esplicitamente confermato l’impostazione del meccanismo di attivazione automatica, anche ad esempio nel corso di momenti formativi rivolti agli RLS, nei quali era stato illustrato come, in presenza di impianti non funzionanti, le misurazioni strumentali non costituiscano elemento prioritario rispetto all’attivazione immediata delle misure organizzative di tutela.

A fronte di tale attivazione, era stato previsto che i Direttori e Dirigenti fossero tenuti a individuare prioritariamente soluzioni logistiche alternative idonee a garantire condizioni ambientali adeguate e, in via subordinata e comunque previo assenso delle persone interessate, a consentire l’accesso al lavoro da remoto su base estesa, fino a cinque giorni su cinque, quale misura temporanea di contenimento del rischio microclimatico rivolgendosi a apos.lavoroagile@unibo.it (indicando i nominativi delle persone interessate e il periodo presunto di vigenza della misura).

Nella fase iniziale di applicazione, la Prorettrice Vicaria aveva assunto un ruolo di coordinamento e garanzia della procedura, ricevendo le segnalazioni degli RLS e attivando conseguentemente il meccanismo sopra descritto. Successivamente, tale modalità non risulta più stata applicata in modo sistematico.

Nel corso del 2025, come CUB, si è pertanto ritenuto opportuno segnalare nuovamente a Direttori e Dirigenti l’esistenza della procedura già condivisa con la Prorettrice Vicaria. In tale occasione la Direzione Generale ha tuttavia rappresentato che non fosse opportuno procedere a comunicazioni diffuse da parte delle organizzazioni sindacali su tale materia.

Alla luce del fatto che la procedura sopra richiamata non risulta attualmente adottata in modo uniforme e tempestivo nelle diverse strutture e della sua natura originariamente condivisa, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera m) del D.Lgs. 81/2008, si chiede che ne sia garantita la concreta attuazione nelle strutture interessate.

Cordiali saluti
per RLS CUB
Valentina Salada