Forse qualcuno ricorderà il nostro comunicato “Teams non è un collega di cui fidarsi”. In quel comunicato ci focalizzavamo sull’abuso delle chat di Teams e sulla questione dei bollini colorati, che compaiono di fianco al nome di ogni contatto quando si scrive o si riceve una e-mail e che sembrerebbero segnalare la disponibilità o indisponibilità delle persone. Questi bollini offrono l’opportunità di sbirciare nel rapporto tra un/a collega e il suo dispositivo elettronico e trarne conseguenze arbitrarie (“è giallo da 45 minuti, che cavolo sta facendo?”).
E c’è dell’altro: dalla maschera che si apre quando clicchiamo sul nome di un nostro contatto nelle nuove versioni di Outlook, è facile arrivare alla voce “Lavora con”, in cui l’algoritmo di Microsoft decide, sulla base di criteri opachi, chi mostrare tra le “persone con cui si lavora” in Ateneo, in modo peraltro slegato dall’organigramma di uffici e settori. Anche questa funzione va assolutamente eliminata; riteniamo che serva solo a far volare la fantasia creando momenti di voyeurismo lavorativo all’insegna della malizia, senza offrirci di fatto nulla di utile ai fini della collaborazione.
Abbiamo già osservato le conseguenze di un cattivo uso di questi strumenti anche da parte dei responsabili. Ad esempio, succede ancora che si cerchi di imporre l’accensione della webcam su Teams come fosse garanzia di professionalità e affidabilità, pena una gradazione di accuse che vanno da quella di essere poco socievoli, a quella di essere maleducati, fino a paranoici.
Insomma, in conseguenza al mancato presidio da parte di Unibo dei pacchetti di strumenti di lavoro digitali comprati, ci ritroviamo un sacco di funzionalità inutili ai fini dell’attività lavorativa, ma utili per costruire una cultura aziendalista neoliberale in cui il lavoratore ideale dev’essere sempre allineato, scattante, e possibilmente visibile in video.
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Sappiamo bene che non è possibile, né lecito, sorvegliare le persone mentre lavorano: per questo ribadiamo che chi sceglie di non tenere la webcam accesa fa semplicemente la cosa giusta.
Allo stesso modo, riteniamo necessario chiarire che indicatori di stato, classificazioni automatiche e relazioni “suggerite” dagli algoritmi non possono e non devono diventare strumenti di valutazione implicita del lavoro altrui.
Poiché da qualche parte bisognerà pur iniziare, abbiamo deciso di inviare una diffida all’Ateneo in merito all’uso dei bollini, all’eventuale geolocalizzazione e a tutte altre funzionalità che possano generare possibilità di controllo.
È un primo passo, minimale ma necessario. Vi terremo aggiornati!
