Il caso di Margherita Napoletano e il diritto di denunciare senza paura

Meno di due mesi fa Abbiamo scritto che chi denuncia non è il problema (vedi link).

Lo ribadiamo ora con ancora più forza, dopo il licenziamento di Margherita Napoletano, delegata CUB, RSU e RLS del San Raffaele di Milano.

Questo è quello che oggi succede: quando una rappresentante sindacale denuncia criticità organizzative e problemi di sicurezza, rischia di diventare lei stessa il problema.

Clicca qui per vedere la puntata di Report che ha dato voce alle denunce di Margherita sulle criticità del San Raffaele, prima del licenziamento della delegata CUB, che riteniamo una ritorsione per il suo ruolo nella denuncia pubblica di quelle criticità.

La vicenda di Margherita Napoletano non riguarda soltanto una singola lavoratrice o una singola vertenza. Riguarda il diritto di chi rappresenta i lavoratori a svolgere il proprio ruolo senza essere intimidito dalle conseguenze delle proprie denunce.

Una delegata sindacale, una RSU o una RLS, non può essere chiamata a scegliere tra il rispetto del proprio mandato e la tutela del proprio posto di lavoro.

Quando emergono problemi organizzativi, criticità sulla sicurezza o possibili violazioni dei diritti, il confronto dovrebbe riguardare quei problemi. Il rischio, invece, è che l’attenzione venga spostata su chi li segnala, trasformando la denuncia in un elemento di disturbo anziché in uno strumento di tutela collettiva.

È proprio per questo che il licenziamento di Margherita assume un significato che va oltre la sua vicenda personale. Se una rappresentante sindacale può essere colpita per aver portato all’attenzione pubblica condizioni di lavoro ritenute critiche, il messaggio che arriva a tutti è pericoloso: denunciare può costare caro.

La risposta della CUB Milano assume quindi un valore che va oltre la solidarietà.

Non ha lasciato che il licenziamento di Margherita diventasse una vicenda privata. Lo ha trasformato in una vertenza collettiva e in una campagna nazionale per chiederne il reintegro e difendere il diritto di chi rappresenta i lavoratori a svolgere liberamente il proprio mandato.

Come CUB Bologna oggi alle ore 14 saremo in via Albertoni per un’iniziativa di sensibilizzazione sulla vicenda di Margherita Napoletano e sul diritto di chi rappresenta i lavoratori a denunciare senza paura.

Saremo presenti tra l’ospedale Sant’Orsola, insieme alla CUB Sanità, e ASP Bologna, dove la CUB Pubblico Impiego è in stato di agitazione per denunciare una situazione che riguarda sempre più lavoratrici e lavoratori del servizio sanitario e socio-assistenziale.

Anche a Bologna i numeri raccontano una crisi profonda del sistema sanitario pubblico: al Sant’Orsola in un solo anno si sono registrate circa 240 cessazioni tra gli infermieri, mentre nell’AUSL Bologna le uscite complessive sono circa 300. Anche in ASP Bologna la carenza di personale, in particolare di infermieri e OSS, sta producendo un aumento dei carichi di lavoro e una crescente difficoltà nel garantire condizioni sostenibili per chi lavora nei servizi.

Dietro questi numeri ci sono persone che lasciano il servizio pubblico perché non riescono più a sostenere turni pesanti, carichi di lavoro crescenti, difficoltà nella conciliazione tra vita e lavoro, salari non adeguati e condizioni di sicurezza sempre più problematiche.

Così come in Lombardia, anche in Emilia-Romagna, la Sanità Pubblica è sempre più sostituita da quella privata.

E quando chi lavora per la nostra salute denuncia le criticità non sta creando un problema: sta portando alla luce un problema che riguarda tutti.

Per questo NOI STIAMO CON MARGHERITA: per difendere il diritto alla salute, il diritto a condizioni di lavoro dignitose e il diritto di chi rappresenta i lavoratori a svolgere liberamente il proprio ruolo.

Il dissenso, la denuncia e il controllo sindacale non sono un problema da rimuovere: sono parte della democrazia nei luoghi di lavoro.

Perché i diritti non si perdono soltanto quando una legge li cancella. Si indeboliscono ogni volta che chi denuncia viene isolato, ogni volta che il dissenso viene trasformato in un problema disciplinare, ogni volta che si preferisce colpire chi parla invece di affrontare ciò che è stato denunciato.

IO STO CON MARGHERITA