Oggi ore 19.00 presidio cittadino Piazza Maggiore – ore 22.00 Sciopero al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Interporto di Bologna
La morte di Abderrahim Fakir ci ha colpito profondamente.
In queste ore il nostro pensiero va prima di tutto alla sua famiglia, alle persone che gli hanno voluto bene, ai suoi amici e i suoi compagni di lavoro.
Abderrahim era un lavoratore, un uomo con una storia, con relazioni e affetti. Era stato anche un iscritto al SI Cobas.
La sua morte non può diventare soltanto una notizia da consumare nei talk televisivi e poi dimenticare.
Quello che è accaduto deve essere chiarito fino in fondo.
Le immagini diffuse dai cittadini del Pilastro pongono interrogativi molto gravi sulle modalità dell’intervento, sull’uso della forza e sul rispetto delle procedure previste.
Quel video, realizzato con coraggio e senso civico da chi era presente, dura circa cinque minuti: in gran parte di quei minuti Abderrahim appare già a terra, dopo l’utilizzo dello spray al peperoncino, con il volto sull’asfalto e con più persone che lo trattengono. Aveva già le mani legate. Era circa mezzogiorno e mezza, in una giornata di caldo estremo, schiacciato sull’asfalto ad oltre 50 gradi.
Sarà l’autopsia a stabilire le cause della morte e sarà la magistratura ad accertare ogni responsabilità.
Ma una domanda resta, ed è una domanda che riguarda tutti: come è possibile che una persona, già immobilizzata e sottoposta a contenimento, possa morire durante un intervento di polizia?
Nel video si sente Abderrahim chiedere aiuto e gridare Basta!
Una frase semplice, una richiesta umana, che non dovrebbe in nessun caso lasciare indifferenti.
Chi interviene per una persona in difficoltà ha il dovere di proteggerne la vita. Questo vale sempre.
Vale per una persona che sta male. Vale per una persona che urla. Vale per una persona che attraversa un momento di sofferenza.
E vale anche per chi ha commesso i crimini più gravi: nemmeno un pluriomicida può essere privato del diritto a essere trattato con rispetto e con il dovere di salvaguardarne la vita.
Sarà anche necessario chiarire perché i soccorsi non siano intervenuti quando era ancora possibile salvarlo.
Chi ha fatto il video aveva capito la gravità degli eventi in corso, chi lo ha visionato successivamente ne ha compreso altrettanto le evidenze.
Questa vicenda non riguarda soltanto quello che è successo ieri.
Riguarda anche il modo in cui una società decide di affrontare le difficoltà individuali e sociali che oggi coinvolgono sempre più persone. Riguarda tutte e tutti!
Noi pensiamo che la sofferenza, personale e collettiva, non debba mai essere affrontata con la repressione e con la forza.
Quando mancano risposte sociali, quando le persone vengono lasciate sole, il rischio è che questa sofferenza sia artatamente trasformata in un problema di ordine pubblico.
Quanto accaduto a Bologna si inserisce in una successione sempre più preoccupante di decretazione securitaria e episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza, che rischiano di avvicinare il nostro Paese alle pratiche repressive viste negli Stati Uniti di Trump e nelle operazioni dell’ICE.
Bologna conosce il peso delle ferite.
Conosce la storia di Francesco Lorusso, ucciso l’11 marzo 1977. Una ferita che appartiene alla memoria collettiva di questa città e che ancora oggi ci ricorda quanto sia importante chiedere verità e giustizia.
Conosce anche la vicenda della ragazza conosciuta come “Lince”, che il 2 ottobre scorso, entrando in stazione, ha perso un occhio dopo essere stata colpita in faccia da un lacrimogeno. In questo caso, la recente risposta del Ministero dell’Interno, secondo cui non vi sarebbero prescrizioni che obblighino a sparare i lacrimogeni verso l’alto, ha lasciato aperte domande profonde.
Bologna oggi è una città ferita.
Ma Bologna è anche una città che sa reagire.
Ieri sera tutto il quartiere Pilastro e tutta la città hanno risposto con un presidio, con un momento di commemorazione e denuncia, con persone scese in strada per ricordare Abderrahim e chiedere giustizia.
Una risposta importante, perché una comunità non può voltarsi dall’altra parte davanti a una morte così.
Invitiamo lavoratrici, lavoratori, compagne e compagni, abitanti di Bologna e di tutta la provincia a partecipare al presidio delle ore 19 in Piazza Maggiore e ad essere presenti dalle ore 22 all’Interporto di Bologna per sostenere lo Sciopero proclamato da Si Cobas. Per chiedere verità. Per chiedere giustizia. Per stare accanto alla famiglia di Abderrahim e a chi oggi soffre per la sua perdita.
Come CUB Bologna continueremo a seguire questa vicenda anche quando l’attenzione dei media passerà altrove, quando questo caso non sarà più al centro delle cronache. Perché la vita di una persona non può valere soltanto il tempo di una notizia.
