Dopo quasi quattro anni di segnalazioni, richieste e proposte (vedi i nostri comunicati “la fabbrica dell’eccellenza senza scrivanie”), qualcosa si è finalmente mosso; e il confronto che si è aperto in sede di trattativa sindacale (10 luglio scorso) rappresenta un primo passo positivo. Ancora più importante è il fatto che tutte le organizzazioni sindacali abbiano condiviso la necessità di chiedere al Rettore e alla Direttrice Generale l’apertura di un tavolo di lavoro dedicato agli spazi, all’organizzazione del lavoro e alle condizioni nelle quali il personale lavora ogni giorno.

Ci auguriamo che questa richiesta trovi rapidamente seguito. Qui di seguito alcuni approfondimenti.

Spazi di lavoro e dotazioni

Le richieste da portare al tavolo di lavoro sono quelle di scrivanie in numero sufficiente, un numero adeguato di postazioni fisse o di portatili utilizzabili su prenotazione in sede, armadietti individuali per consentire ai dipendenti di custodire i propri effetti personali ed eventualmente strumenti di lavoro: un complesso di misure per evitare di doversi portare tutti i giorni tutto l’ufficio sulle spalle.

Non sono richieste nate oggi. Le sosteniamo da anni sulla base dei sopralluoghi e delle segnalazioni che continuiamo a ricevere. Il tavolo di lavoro, se verrà istituito, dovrà servire proprio a questo: trasformare problemi ormai noti in soluzioni concrete!

Oggi si trovano stanze con tre scrivanie dove se ne fatica a collocare due e, al contrario, locali molto più ampi non utilizzati. Se la normativa parla di “adeguatezza”, questa deve valere per tutti e non può dipendere dalla fortuna di appartenere ad un certo ruolo e/o a una specifica struttura. La nostra esperienza ci ha portato a riscontrare anche casi di locali assegnati al Personale TAB privi perfino delle dotazioni minime, comprese quelle di sicurezza (estintori). Anche questo conferma la necessità di definire nuovi criteri per l’assegnazione degli spazi.

Su questo fronte, prendiamo atto che la Governance, anche a seguito delle nostre ripetute sollecitazioni (si veda, in particolare, lo stato di agitazione CUB del 2024), ha avviato, per il tramite del Delegato all’edilizia e della Prorettrice Vicaria, un lavoro di mappatura complessiva degli spazi. Naturalmente una mappatura, da sola, non basta. Dovrà tradursi in una revisione delle assegnazioni, recuperando gli spazi oggi sottoutilizzati anche quando assegnati a personale docente e destinandoli alle strutture che ne hanno effettivamente bisogno.

Se questo percorso arriverà a compimento entro l’anno rappresenterà certamente uno dei risultati più importanti dell’attuale governance.

Auspichiamo inoltre che il tavolo di lavoro sappia dare risposte concrete anche rispetto alle pulizie e ai cestini che via via negli uffici si vanno sempre più riempendo (leggi qui).

L’allarme organizzativo: la campanella suona, ma non tutti ascoltano

Si è parlato anche di manutenzioni. Abbiamo ricordato un principio semplice: senza personale le manutenzioni non si fanno. Gli organici restano quindi un tema centrale.

Sappiamo bene che gli interventi edilizi richiedono tempo e che non si possono creare nuovi spazi dall’oggi al domani. Proprio per questo le soluzioni organizzative assumono un ruolo decisivo nella fase transitoria.

L’ “obbligo logistico” del trasporto del pc

Un chiarimento importante pervenuto in trattativa sindacale ha riguardato il tema delle certificazioni da trasmettere ai responsabili per essere esonerati dallo zaino. La delegazione di parte pubblica ha riconosciuto che tale indicazione era frutto di un’incomprensione interna e non rappresentava l’impostazione da seguire. Prendiamo atto del chiarimento, ricordando però che anche questo tema dovrà trovare presto una soluzione nell’ambito del tavolo di lavoro.

Il lavoro da remoto emergenziale

Il lavoro da remoto emergenziale rappresenta uno strumento utile. Due però sono le condizioni essenziali: chi non intende lavorare da remoto deve poter disporre di una postazione idonea e non possono essere i lavoratori a sostenere i costi (anche economici) di una situazione che dipende dall’organizzazione del Datore di Lavoro.

Sul caldo abbiamo ribadito lo stesso concetto. In questi giorni ci sono arrivate alcune segnalazioni che descrivono situazioni difficilmente spiegabili: uffici condivisi privi di climatizzazione e, nello stesso edificio, uffici singoli, spesso assegnati ai responsabili, o sale di rappresentanza perfettamente climatizzati. Viene quindi spontaneo chiedersi come mai chi esercita funzioni di responsabile (preposto) possa preoccuparsi delle condizioni del proprio ufficio senza riservare la stessa attenzione agli ambienti nei quali lavorano le colleghe e i colleghi della struttura.

Abbiamo chiesto, ancora una volta, che il Magnifico Rettore invii indicazioni chiare a tutti i direttori/dirigenti e responsabili, affinché l’applicazione delle procedure non venga lasciata alla discrezionalità.

Come detto sopra, il tavolo di lavoro dovrà definire il tema delle postazioni, necessarie per gestire sia le situazioni ordinarie che quelle temporanee. L’esperienza della ristrutturazione ARAG, dei nuovi uffici ARIN in via Ugo Foscolo, così come il post crollo di Palazzo Hercolani dimostrano quanto sia necessario definire regole organizzative uniformi. Le emergenze devono essere gestite con regole organizzative, non con la buona volontà dei singoli.

Noi continueremo a fare quello che facciamo da anni: partire dai problemi concreti, avanzare proposte concrete e verificare che alle parole seguano i fatti.

Chiediamo che il tavolo di lavoro venga istituito e produca risultati. Le soluzioni ci sono. Adesso devono arrivare le decisioni.