Il 1° aprile 2026 con serena indifferenza a una data che potrebbe destare il sospetto che ci si trova di fronte a una burla, tutti i “sindacati istituzionali” hanno firmato il contratto collettivo per il triennio 2025 – 2027 per quel che riguarda i principali aspetti per la parte economica.
Come avevamo già ribadito con il mantra ‘non firmate per meno dell’inflazione’, la prudenza sarebbe stata d’obbligo (leggi qui!). Invece, i “sindacati istituzionali” si sono semplicemente seduti e hanno firmato a occhi chiusi, senza chiedere alcun miglioramento.
Considerando che in un recente passato non si è data un’analoga unanimità da parte di tutte le organizzazioni sindacali consociative, viene da domandarsi che novità si sono date.
Guardando i dati che pure dovrebbero essere tenuti presenti, risulta che gli aumenti sotto il 6% e che quindi non coprono l’inflazione reale ma solo quella programmata e corrispondono nei fatti a quanto già prospettava il governo. Insomma, si ripete quanto è avvenuto in passato, aumenti che coprono parzialmente l’inflazione (leggi qui l’indagine di Altroconsumo).
La novità si riduce al fatto che l’accordo è stato raggiunto in fretta: di conseguenza, attenderemo meno, nulla di più e nulla di meno.
Nessuna sorpresa rispetto a quanto già previsto; l’unica variazione riguarda il rientro della CGIL nelle trattative aziendali.
È stata, a tutti gli effetti, una “trattativa vuota”: il primo incontro ufficiale si è tenuto l’11 marzo e, senza alcun confronto reale, già il 1° aprile si è passati direttamente alla firma della parte economica. Tutto il percorso negoziale sulla parte normativa è stato invece rinviato a maggio. Quanto ai diritti non economici, l’unica novità al momento riguarda i buoni pasto per il lavoro in smart working, di cui forniremo maggiori dettagli a breve.
D’altro canto, se gli aumenti non recuperano in alcun modo quanto perso nei decenni passati, è anche vero che non tengono conto della crescita dei prezzi che sarà, con ogni probabilità, se proprio non si vuole parlare di certezza, assolutamente consistente.
Vogliamo però essere, coerentemente al clima pasquale appena trascorso, buoni, il contratto si chiude senza un’ora di sciopero.
D’altronde, se si accetta la proposta della controparte, non vi è motivo di mobilitarsi, questo è evidente.
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A nostro avviso, in questo caso, come avrebbe dovuto avvenire sempre, l’accordo deve:
– essere sottoposto alla discussione nelle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, dell’università e della ricerca;
– vedere la verifica mediante un referendum vincolante.
