Care colleghe e cari colleghi,

in merito al bando di concorso pubblico rif. 859 relativo alle portinerie dell’Ateneo e alla richiesta di esonero dalla preselettiva promossa e deliberata dalla RSU (vedi qui!), l’Amministrazione ha comunicato quanto segue:

“Tenuto conto che il bando è già stato emanato e che una modifica della procedura in corso, per la motivazione indicata, non trova fondamento normativo e potrebbe determinare criticità sotto il profilo del rispetto dei principi di imparzialità e parità di trattamento nell’accesso al pubblico impiego, l’Amministrazione ritiene di non poter accogliere la richiesta formulata. Resta fermo che l’eventuale prova preselettiva sarà attivata solo qualora il numero delle domande lo renda necessario.”

L’Amministrazione ha fondato il diniego su due elementi principali:

  • il bando è già stato emanato e non vi sarebbe fondamento normativo per modificarlo;
  • eventuali modifiche potrebbero compromettere i principi di imparzialità e parità di trattamento nell’accesso al pubblico impiego.

Dal punto di vista tecnico-giuridico, queste motivazioni appartengono prevalentemente al piano formale e procedurale, più che a un giudizio sulla legittimità della valorizzazione dell’esperienza dei candidati.

Eppure, nella forma il nostro datore di lavoro non è di certo maestro: l’informativa relativa al bando è pervenuta con un preavviso di poche ore rispetto alla pubblicazione dello stesso, rendendo di fatto impossibile un confronto collegiale preventivo della RSU sulla procedura di reclutamento. Verrebbe anche da dire che l’Amministrazione avrebbe potuto prevedere l’esonero già nel bando stesso (lo avevamo chiesto già nel 2024).

In più:

  • dire che il bando emanato non può essere oggetto di modifica o di una breve proroga tecnica significa di fatto ammettere che le prerogative sindacali non sono state rispettate;
  • dire che nella legge non sono rinvenibili norme che prevedono la possibilità di esonero è solo una argomentazione tautologica, perché gli esoneri non sono previsti direttamente dalla legge ma sono regole specifiche che possono essere disciplinate solo nel bando stesso in quanto lex specialis.

Cosa dice la giurisprudenza

Ricordiamo che la giurisprudenza costituzionale parla con chiarezza.

La prova preselettiva ha una funzione meramente organizzativa: serve a ridurre il numero dei candidati quando le domande sono numerose e non costituisce una vera valutazione di merito. In particolare:

  • sentenza n. 234/1994 della Corte costituzionale: stabilisce il principio generale secondo cui la valorizzazione dell’esperienza professionale pregressa è legittima, purché non comprometta l’imparzialità della selezione;
  • sentenza n. 164/2020 della Corte costituzionale: l’esonero dalla preselettiva per categorie di candidati con esperienza documentata è compatibile con la Costituzione, a condizione che le prove di merito restino uguali per tutti;
  • sentenza n. 20/2021 della Corte costituzionale: conferma che l’esperienza pregressa può essere valorizzata attraverso esoneri dalla preselettiva senza alterare la selezione meritocratica.

Quindi l’esperienza professionale deve essere criterio oggettivo e verificabile (proprio come nel nostro caso) e l’esonero, esattamente come abbiamo chiesto, deve:

  • essere previsto dal bando;
  • riguardare solo la fase organizzativa della selezione (la preselettiva);
  • lasciare le prove scritte e orali identiche per tutti e tutte.

Il Consiglio di Stato, dal canto suo, verifica caso per caso la ragionevolezza delle clausole di esonero, soprattutto quando queste si cumulano con altri vantaggi, come riserve di posti o punteggi aggiuntivi.

Nel caso proposto dalla RSU, invece, l’esonero avrebbe riguardato solo la fase preselettiva, senza attribuire alcun ulteriore beneficio e senza modificare in alcun modo le prove di merito, che sarebbero rimaste identiche per tutti i candidati.

Proprio per questo la soluzione prospettata dalla RSU – eventualmente accompagnata da una breve proroga tecnica dei termini – sarebbe stata giuridicamente percorribile, senza alterare la trasparenza della procedura né i principi vigenti in materia di concorsi pubblici.

Una presa di posizione che pesa come un macigno su chi lavora ogni giorno

Nel tentativo ostinato di rifugiarsi in una prudenza tanto proclamata, quanto immotivata, e in un formalismo di facciata senza coraggio, la Direzione APOS finisce per incarnare insieme l’indecisione di Amleto e la paralisi dell’asino di Buridano: si riflette, si rinvia, si esita e nel frattempo a chi rischia di perdere il lavoro non viene offerta neppure la più piccola ancora di salvezza, né un riconoscimento, né una possibilità.

Non è la prima volta che assistiamo a questa prudenza elevata a metodo: la conosciamo bene, la vediamo ogni giorno. La troviamo nei cedolini, nelle mobilità interne che non si fanno, negli scatti stipendiali (PEO) che si rimandano all’infinito, nei giorni di lavoro da remoto strettamente contingentati, nei buoni pasto negati allo smart working, in tutto ciò che – per prudenza o per convenienza – non si muove mai di un millimetro. È la prudenza di UNIBO, sempre pronta a invocare il rispetto di ciò che è “consolidato” quando si tratta di non concedere nulla.

Sarà altrettanto prudente non considerare mai, mai e poi mai, neppure per un istante, la possibilità che la RSU possa esprimersi e che qualcosa possa cambiare?

Ogni tanto basterebbe far passare anche una sola decisione sensata, doverosa e moralmente necessaria.

Va detto che la proposta di esonero ha rischiato di essere abortita dalla stessa RSU, perché alcune sigle hanno cercato fin dall’inizio di boicottarla, facendo mancare – come fanno da quasi 10 anni –  il numero legale e tentando di sabotare la richiesta stessa, pronte come sempre a fare l’ennesimo servizietto per il datore di lavoro.  Infatti, una di queste sigle era presente con soli 2 componenti su 11, mentre tutte le altre sigle avevano assenze in un numero ragionevole e parzialmente giustificato da impegni di segreteria.

Un sincero ringraziamento va ai colleghi di ANIEF, UIL e USB, che hanno condotto la nave attraverso acque ostili, senza alcun supporto da chi avrebbe dovuto accoglierla, sfidando correnti contrarie e assenze strategiche, e ottenendo comunque un risultato significativo: la deliberazione unanime della RSU!

Questa vicenda, purtroppo, conferma ancora una volta che la prudenza, trasformata in immobilismo, l’arroganza silenziosa dei vertici e dei loro fedelissimi e l’incapacità di mettere in conto la voce di chi rappresenta i lavoratori non solo persistono, ma continuano a guidare le scelte dell’Ateneo.